Patto di non concorrenza, di cosa si tratta?

Per tutelare il know-how tecnico, le rete di relazioni commerciali, e le metodologie operative, le aziende possono avvalersi di comune accordo con il prestatore di lavoro, di una clausola contrattuale detta “Patto di non concorrenza”.

Essa limita la facoltà del dipendente (o lavoratore autonomo) a termine del rapporto professionale, di intraprendere un’attività professionale in concorrenza con l’azienda.
Nel nostro ordinamento il “Patto di non concorrenza” è disciplinato dagli Artt. 2125, 2596, 1751 bis del Codice Civile. A fronte del patto di concorrenza, viene corrisposta al dipendente un retribuzione maggiorata.

Per essere valido deve essere garantito al lavoratore che

  • il patto di non concorrenza sia stipulato in forma scritta
  • sia limitato come ambito di oggetto, di luogo e di tempo.
  • il limite massimo di applicabilità deve essere fissato in 5 anni per i dirigenti, in 3 anni per le altre categorie di lavoratori.
  • deve essere corrisposta una maggiorazione retributiva.

 

La violazione del Patto di non concorrenza, cosa comporta?

La violazione del patto di non concorrenza può comportare per l’ex dipendente, l’accusa di “concorrenza sleale” mentre per la azienda che ne trae beneficio l’accusa di concorrenza parassitaria.

Cosa può fare il Gruppo Ponzi Investigazioni?

Se volete far valere il vostro diritto in caso di violazione di patto di non concorrenza, da parte di un vostro ex dipendente, o di un collaboratore, l’onere della prova spetta a voi.
I nostri investigatori privati possono svolgere con la massima discrezione indagini, e in caso di accertamento della violazione reperendo la documentazione necessaria utilizzabile in sede giudiziaria.
Per maggiori informazioni non esitare a contattarci per un appuntamento presso la nostra sede più vicina.

 

“La lealtà comprata col denaro, dal denaro può essere distrutta.”

(Lucio Anneo Seneca)

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